170 I MIEI SPORT

Non sono mai stato uno molto sportivo. Però alla scuola media ho avuto un professore di ginnastica molto bravo che mi ha incentivato a correre. Per questa ragione il mio primo sport, diciamo così è stata la corsa. Mi allenavo nel cortile di una scuola, nei cento metri. Eravamo nel 1967, avevo dodici anni, ero bravo avevo uno scatto sui cento metri migliore di tutti gli altri alunni della mia classe. Il professore lo aveva capita e mi diceva che dovevo allenarmi. E così feci. In terza media durante l’ora di ginnastica all’aperto io correvo, facevo delle piccole gare con me stesso. Il professore mi diceva come fare bene la partenza che nei cento metri è molto importante. Ero diventato bravo.

Al liceo il primo anno partecipai a una gara della scuola e arrivai secondo vincendo una piccola medaglia d’argento che ho ancora. Ma poi non andavo d’accordo con il professore. Non corsi più. Negli altri sport dicevano che non ero bravo, a pallavolo mi mancava la coordinazione. Durante le partite ero sempre uno dei peggiori, sbagliavo le battute, non prendevo i tiri degli avversari non sapevo fare le schiacciate, insomma ero un vero disastro.

Anche a calcio ho subito capito che non avrei avuto un carriera brillante, non ero abbastanza competitivo, mi mancava la “cattiveria” necessaria per vincere nei contrasti. Nel calcio a volte è necessaria. Oltretutto in generale nei giochi di squadra non sono mai stato bravo. Stessa cosa a pallacanestro.

Dicevano che la mancanza di coordinazione era il mio punto debole. Insomma in squadra nessuno mi voleva, a pallavolo, a calcio o a pallacanestro.

Però qualche anno dopo, forse nel 1972 o 73 incominciai a giocare a ping pong. Avevamo a disposizione un tavolo e io, mio fratello e un altro amico facevamo partite infinite, della durata di ore.

E così diventammo bravi. Sia io che il mio amico

Nel frattempo imparai a sciare. Per alcuni anni sono andato a sciare soprattutto con un mio amico, sulle montagne vicine al lago di Como. Mi ricordo le lunghe file in coda in attesa di salire sulle funivie per raggiungere le piste, file a volte c’erano anche quando si doveva prendere lo sky lift. L’impianto di risalita che si deve prendere con gli sci ai piedi. All’inizio, quando si è principianti, non è facile stare in equilibrio e se si cade bisogna togliersi dal sentiero, cioè dal tracciato nella neve in cui bisogna tenere gli sci per risalire. Poi ovviamente dietro ci sono altre persone.

Quelli che arrivano dopo di te se tu non ti togli subito dal sentiero, dal passaggio, ti investono oppure devono schivarti con manovre un po’ acrobatiche. E’ capitato anche a me di dover schivare qualcuno che era caduto sul sentiero di risalita. Un altro punto un po’ tragico è quando prendi la seggiovia. Si sale sul sedile con gli sci ai piedi e si deve scendere facendo un piccolo salto…mica tanto piccolo a volte e bisogna stare attenti a non cadere, ovviamente. Più di una volta sono caduto e gli altri hanno dovuto schivarmi. Un altro problema che c’è, o meglio che c’era quando andavo a sciare era quello dell’affollamento delle piste. In certi momenti bisognava stare veramente attenti per non essere investiti o per non investire altri sciatori.

Negli stessi anni, forse nel 1972/73 ho incominciato a giocare a tennis, all’inizio con un mio compagno di università. Andavamo a giocare in un campo in terra rossa. Secondo me sono i migliori perché si può un po’ scivolare e sono molto meno traumatici per le ginocchia. Sono ovviamente più lenti dei campi in materiale sintetico. Ho giocato un po’ a tennis anche quando ero a Udine, durante il servizio militare. Un mio amico, che era molto bravo, mi ha insegnato a giocare meglio soprattutto da fondo campo. Con lui e altri compagni della caserma siamo andati diverse volte a giocare i nei campi da tennis di un complesso sportivo alla periferia di Udine. Poi qualche anno più più tardi ho giocato molte volte a tennis con un mio amico.

Il mio amico giocava piuttosto bene a a tennis ma io di solito vincevo io perché ero capace di fare dei tiri di dritto abbastanza forti e lui a mala pena ne prendeva uno ogni quattro o cinque.

Il mio punto debole erano le battute, infatti sfortunatamente ne sbagliavo troppe.

Avrei dovuto allenarmi di più e pazientemente migliorare un po’.

Lui era  molto bravo nelle schiacciate, le volè e quando giocava sotto rete mi metteva facilmente, in difficoltà.

Io quando lui attaccava cercavo di stare in fondo al campo e cercavo di fare tiri molto forti e pallonetti cercando di mettere la pallina in fondo al suo campo.

A volte il tiro era lungo e allora perdevo un punto.

In quel caso mi arrabbiavo e a volte buttavo la pallina contro la rete e a volte imprecavo e dicevo, parolacce.  Cosa che a tennis non bisognerebbe mai fare, non bisognerebbe mai perdere la calma, non si dovrebbe diventare nervosi. Ma io non ci riuscivo.

I grandi giocatori di tennis, i campioni di solito, dico di solito sono molto freddi.

Abbiamo visto recentemente Sinner, un italiano altoatesino che ha vinto contro il campione, il primo in classifica Jokovic, nella coppa Davis. Io ho visto le partite in TV e Sinner riusciva a stare calmo anche quando sbagliava.

Un altro problema che io avevo nel giocare a tennis erano i tiri di rovescio. Infatti non ho mai imparato a controllare bene il mio rovescio e questo fatto spesso mi procurava delle difficoltà.

Quando il mio avversario tirava alla mia sinistra io dovevo prendere la pallina di rovescio o, se ne fossi stato capace, avrei potuto farlo impugnando la racchetta con due mani.

A volte tentavo di farlo accompagnando la racchetta con la mano sinistra e cercando di tagliare il tiro.

A volte facevo un rovescio incrociato (cioè cercando di far cadere la pallina alla sinistra del mio avversario per costringerlo a rispondere di rovescio).

Chiaramente non sempre mi riesce ma quando il tiro era molto teso e potente era un punto certo.

Quindi se la cosa mi riusciva allora anche il rovescio poteva essere una buona opportunità per fare un punto.

Alcune volte ho gicato gioco anche in doppio. Era divertente anche se era molto impegnativo. infatti se si gioca con un  compagno bisogna tenere presente anche la sua posizione nel campo.

Chiaramente bisogna essere affiatati, cioè sapere come si sposta il nostro compagno sul campo.

E come lui reagisce ai tiri dell’avversario. E’ una cosa piuttosto difficile solo giocando varie partite in coppia si riesce a capire come muoversi bene. Bisogna anche stare attenti e non colpire il nostro compagno con la pallina. Infatti quando si tira da fondo campo e il nostro compagno e vicino alla rete è possibile colpirlo.

Una volta abbiamo ho partecipato anche ad un torneo nel quale siamo arrivati secondi, abbiamo perso la finale, lo ammetto, per colpa mia, per colpa delle mie battute, ne ho veramente sbagliate troppe. Il mio compagno, che era un mio cugino non si è arrabbiato troppo, è stato devo dirlo molto comprensivo.

Un altro

Bene ora conoscete quali sono stati i miei sport. Voglio solo aggiungere che ho sempre frequentato, come ho già detto in altri podcast, le Alpi. La mia prima vetta l’ho non diciamo scalata, perché in realtà non è stata una scalata, ma una escursione abbastanza impegnativa. Sono arrivato sulla vetta di una montagna vicina al lago di Como, la Grigna meridionale a 2200 metri, un paio di volte. Sono andato sulla vetta di una montagna in Valtellina a 2600 metri, sono andato molte volte sul monte Rosa e in Trentino Alto Adige. Insomma ho girato un po’ le montagne del nord Italia tutto lì. Magari in un altro podcast descriverò ancora un po’ più in dettaglio qualche escursione.

Bene termino qui e colgo l’occasione per fare a tutti i migliori auguri di Buon Anno…..