75 LA NEVICATA DEL SECOLO.

Ciao a tutti sono Marco e sono qui per aiutarti a migliorare il tuo italiano. Mi puoi trovare anche su italiano per stranieri con Marco. Bene questo podcast è dedicato ai tempi dei verbi. Per fare questo racconterò un avvenimento del passato, ovviamente. Cominciamo subito…

Siamo esattamente nel dicembre del 1984 e tutto sembra normale, è un inverno come tanti altri, non fa particolarmente freddo. La gente è in giro e fa gli acquisti per le feste di Natale. Nei negozi e per le strade ci sono le luci degli alberi di Natale.

Tutto come ho detto sembrava normale e tutti abbiamo festeggiato l’arrivo del nuovo anno, il 1985 ignari di quello che sarebbe successo (cioè non sapevamo quello che sarebbe successo, nessuno immaginava quello che sarebbe successo, essere ignari di una cosa significa non conoscerla e a volte non sapere che sta per succedere qualcosa).

Dunque cosa stava succedendo? Si stava verificando quella che si chiama un’anomalia, cioè una cosa che avviene molto ma molto raramente, (e infatti una cosa del genere non è più successa). Di cosa si è trattato?

Si è trattato del fatto che una imponente massa di aria fredda (cioè molta, molta aria fredda), o meglio gelida è scesa dal polo nord ed è arrivata praticamente in Italia e si è scontrata con l’aria umida (carica di acqua possiamo dire, di umidità) che è arrivata dall’ Oceano Atlantico. Questo ha provocato una specie di tempesta perfetta sull’Italia. Ma andiamo con ordine.

Finisce il 1984, siamo ai primi di gennaio del 1985, tutti stanno aspettando l’ultima delle feste che noi chiamiamo di Natale, (le feste di Natale sono quelle che incominciano alla vigilia di Natale, cioè il giorno prima di Natale, e comprendono il Natale, Santo Stefano, cioè il giorno dopo Natale, l’ultimo giorno dell’anno il 31 dicembre, san Silvestro, capodanno cioè il primo giorno dell’anno nuovo e poi c’è l’Epifania cioè il 6 gennaio) è la festa che noi chiamiamo anche della Befana che si celebra il 6 gennaio. In Italia la Befana è una festa molto sentita.  

Bene le temperature si sono abbassate parecchio un po’ oltre la media, a Varese, vicino alla mia città, ci sono 11 gradi sotto zero, ma nessuno si preoccupa, il tempo è bello, c’è il sole. Tutti pensano alla festa. Ma stanno arrivando le conseguenze dell’anomalia.

Solo alcuni giornali prevedono grandi nevicate.

Il freddo arriva da nord, scende da Trieste, dal nord est dove c’è la bora, che è un vento molto forte e in inverno freddo. La bora soffia violentissima, a oltre cento km all’ora e porta il freddo al centro sud.

Comincia così la prima fase di questa specie di tempesta, incomincia a nevicare al sud Italia, a Roma con 30 cm di neve, a Napoli con 25 cm sulle colline a Firenze con 40 centimetri. Noi al nord seguiamo in televisione le immagini del centro e del sud Italia, al caldo nelle nostre case. Fuori le temperature si abbassano ora fa veramente molto freddo. Non è una cosa normale. Qualcuno lo dice. Le nevicate a sud finiscono il 10 gennaio e al nord è ancora bel tempo, ma le temperature sono scese a meno 15 gradi sotto zero, fa un freddo incredibile. Ma il peggio deve ancora arrivare.

Nelle città alcune persone mettono le giacche a vento, quelle che si usano per sciare, a quel tempo indossare una giacca a vento in città era una cosa molto strana, oggi lo si fa normalmente se fa molto freddo.

Alla televisione i programmi dedicati al tempo ci mettono un po’ in allarme perché ci fanno vedere le immagini di un grande vortice di nuvole che si avvicina al nord Italia, ma vedere le cose su uno schermo non allarma più di tanto la gente. Gli stessi meteorologi non sanno esattamente cosa sta per succedere. Allora non c’erano gli strumenti sofisticati che ci sono ora, le previsioni del tempo erano meno accurate, meno precise.

Comunque anche al giorno d’oggi a volte le previsioni non sono così precise e se dovesse succedere ancora un evento del genere non so se i meteorologi sarebbero in grado di prevederlo. Non lo so, a volte penso di si, ma non sono così sicuro. Ma torniamo nel 1985.

Il giorno 11 gennaio a Varese la temperatura scende a 18 gradi sotto zero e l’umidità della aria continua a salire. Siamo ad oltre il 92 per cento.

Poi tutto comincia, potremmo dire in sordina (cioè un po’ alla volta, piano piano, quasi con delicatezza) la tempesta.

Ed ecco il passato remoto.

Il pomeriggio di domenica 13 gennaio 1985 iniziò, nel nord Italia, la più grande e prolungata nevicata del ventesimo secolo. Al principio era solo un nevischio leggero poi man mano la neve scese più copiosa, i fiocchi erano grandi, nevicò tutta la notte del lunedi e poi di giorno sino quasi a mezzogiorno senza smettere. Poi per un po’ di ore la nevicata si fermò. E tutti pensavano che fosse finita.

Sembrava una cosa normale. Ma non era affatto finita, era appena incominciata.

La nevicata riprese con forza il martedì e il giorno successivo, nevicava, nevicava di continuo, senza smettere mai, di giorno poi ancora di notte e poi ancora. Il culmine della nevicata arrivò il giorno 15 gennaio.   Alla fine a Varese vicino alla mia città c’era oltre un metro e venti centimetri di neve, a Milano oltre 90 centimetri.

Tutto si è praticamente fermato, strade interrotte, paesi in montagna isolati, a Venezia la laguna è ghiacciata, in alcune zone manca la corrente elettrica le automobili non riuscivano più a andare nelle strade neppure con le catene alle ruote. Per un fenomeno fisico dovuto alle temperature e al fatto che l’aria fredda era soprattutto in pianura, in una zona di montagna, a Bormio, che doveva ospitare le Olimpiadi invernali, non c’era neve. La neve era molto più abbondante in pianura. A Milano e un po’ in tutta la Lombardia non c’erano molti mezzi per pulire le strade, alcuni erano stati mandati al sud per aiutare le città. Per alcuni giorni le scuole, per la gioia dei bambini, sono rimaste chiuse. In piazza Duomo a Milano c’erano degli enormi cumuli (i cumuli sono dei depositi di neve molto alti) di neve e il traffico era bloccato. E’ crollato anche il tetto di un palazzetto dello sport per il peso della neve. Anche nella mia citta molte automobili, compresa la mia, sono rimaste bloccate nei cortili dei condomini, nessuno riusciva a uscire dalle autorimesse, dai garage (i garage, noi chiamiamo i posti coperti e chiusi dove mettiamo le auto : i garage). I tetti di alcune strutture sportive (Un palazzetto dello sport) sono crollati. Anche le fabbriche sono rimaste ferme per alcuni giorni perché le merci non potevano viaggiare. I camion non riuscivano a circolare.

 Molte persone andavano in giro a piedi, i marciapiedi erano ricoperti da uno strato di ghiaccio spesso e compatto. Alcuni nei campi usavano gli sci da fondo e i bambini si divertivano con le slitte. Mi ricordo che, con molta difficoltà dopo due giorni sono riuscito ad andare in uno dei cantieri dove stavamo costruendo delle case. Eravamo all’inizio e stavamo facendo lo scavo per fare le fondazioni delle costruzioni. Quando si comincia a costruire un edificio la prima cosa che si fa è fare un buco, un grande scavo nella terra e si fanno le fondamenta di quello che si vuole costruire. Ecco, quella volta, la neve si era posata nello scavo era completamente congelata e il terreno era diventato durissimo per il freddo. Per quasi due settimane i lavori sono rimasti completamente fermi. Per entrare in cantiere abbiamo dovuto spalare la neve (spalare significa togliere la neve con i badili per poter passare). Tutto era sommerso dalla neve. Per quasi dieci giorni non abbiamo potuto lavorare perché la neve aveva formato nello scavo uno strato di ghiaccio che si è sciolto dopo molti giorni.

La situazione, ovviamente era ancora peggiore in alcune zone di montagna, dove c’erano dei paesi isolati perché la neve aveva invaso le strade che erano impraticabili, nessuno riusciva a passare.

In città comunque c’era un atmosfera, un po’ particolare. La gente andava in giro a piedi e tutti si salutavano quando si incontravano, era un cosa un po’ surreale (surreale significa quasi fuori dalla realtà), a volte c’era silenzio e si sentiva il rumore delle persone che pulivano con i badili i marciapiedi e le zone davanti agli ingressi delle case, ogni tanto si sentiva un, tonfo, il rumore della neve che cadeva dagli alberi. E bisognava stare attenti a non andare sotto gli alberi. Il peso della neve in alcuni casi aveva spezzato, aveva rotto i rami che erano caduti nelle strade.

Però come detto da un certo punto di vista c’era un lato positivo, la gente era più cordiale, tutti si aiutavano e tutti parlavano con altre persone, c’era una solidarietà tra le persone. Fortunatamente comunque le temperature poi si sono alzate, è tornato il sole e pian piano la neve si è sciolta e tutto e tornato alla normalità.

Vorrei solo aggiungere che nevicate molto abbondanti sono avvenute anche in altri anni soprattutto nel nord Italia, molto abbondante è stata quella del 1947, poi nel 1956 e più di recente e poi ancora nel 2006.

In generale poi la neve nel nord Italia è comunque un fatto positivo. C’è un vecchio proverbio che dice che sotto la neve c’è il pane. Quell’anno però ci furono danni all’agricoltura non tanto per la neve ma per le temperature veramente molto basse. Infatti nei mesi successivi i prezzi della frutta e della verdura aumentarono molto. La neve, quando il freddo è diciamo normale, protegge, a volte, il terreno dal freddo intenso e nei campi coltivati le pianticelle di grano non gelano e in primavera possono crescere meglio.

Ovviamente come sempre avviene in Italia ci sono poi state molte polemiche e discussioni sui disagi e sui problemi che si sono verificati.

Ci sono state discussioni in parlamento sui ritardi e sui problemi che la nevicata aveva provocato.

Ecco concludendo vorrei dire che in questa descrizione ho usato, volutamente, tempi verbali diversi. Ho usato il passato prossimo il passato remoto e l’imperfetto. Ho usato anche il presente storico un tempo, praticamente l’indicativo presente, che si usa a volte quando si fa una descrizione di qualcosa del passato ma si vuole dare più enfasi, più importanza a quello che si dice. Ho usato anche il condizionale passato e il congiuntivo quando ho espresso dubbi o possibilità. Insomma ho usato quasi tutti i tempi esistenti.

Bene termino qui e vi ringrazio. Ciao.

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